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Sostanze stupefacenti: dal consumo alla dipendenza

 

Parlare dell’uso di sostanze stupefacenti non è mai piacevole ma, essendo una tematica che in qualche modo può interessare o coinvolgere anche indirettamente la nostra vita, è bene che se ne parli. Come ogni prodotto di consumo, anche le droghe sono inserite all’interno di un mercato soggetto a cambiamenti e, nello specifico, rimunerativo per la criminalità organizzata, che ne permette un accesso veloce e spesso a basso costo. Il passaggio da un uso occasionale ad uno abituale è più rapido di quanto si pensi, soprattutto per i giovani. Nella miriade di dipendenze accertate e codificate, la tossicodipendenza è sicuramente una di quelle socialmente più preoccupanti e diffuse, a causa anche della facilità di reperimento.

Gli esperti definiscono la dipendenza “una voglia irreprimibile di provare un determinato stato psicofisico, indotto da un certo comportamento o dal consumo di una certa sostanza”. Nel mondo di oggi questa voglia è diventata quasi una necessità da parte di molti, che vedono nel consumo di sostanze stupefacenti la possibilità di evadere da una società che reputano incapace di provvedere al proprio benessere psicofisico e lavorativo. Nei più giovani, in particolare, il consumo di droghe (anche leggere) può riflettere problematiche di individuazione del Sé tipiche del periodo adolescenziale, caratterizzate da incertezza, bisogno di affiliazione e riconoscimento, tendenza alla noia, ansia ed insoddisfazione. All’interno di queste fragilità può collocarsi l’impulso che, in risposta alle intime insicurezze, prende il sopravvento e domina le forze della ragione, diventando così forte da pregiudicare la libera espressione della personalità ed il benessere generale. Si tratta di un problema che attraversa diversi livelli trasversalmente (neurobiologico, individuale e sociale) e che può presentarsi nel corso dello sviluppo psicologico di un soggetto come risposta a specifici fattori evolutivi. Spesso il consumo costituisce una modalità disfunzionale di cercare accettazione e riconoscimento all’interno del gruppo dei pari; essere visto dai coetanei come ribelle ed eversivo nei confronti della società sembra rappresentare, infatti,  un indice di desiderabilità sociale che inevitabilmente rende gli stupefacenti  molto attraenti per i più giovani.

Si inizia ad abusare di una sostanza per la sensazione di benessere legata al convincimento di esprimere parti di sé autentiche e buone, o per la convinzione di sentirsi accettati e riconosciuti come amabili, oppure ancora per l’esperienza narcisistica di piacersi e di sentire sé stessi. Ecco quindi che la sostanza inizia ad assumere significati più profondi, metaforicamente immaginabili come una protesi a cui è affidato il compito di risolvere, anche solo temporaneamente, le difficoltà.

Il consumo di sostanze psicoattive sembra permettere agli adolescenti il raggiungimento di una pseudo-individuazione, illudendo il giovane di aver guadagnato una propria identità personale, seppur negativa, che però inevitabilmente si traduce nella difficoltà di distaccarsi dal nucleo familiare. I genitori si trovano infatti “costretti” a doversi occupare costantemente del figlio che necessita di assistenza, controllo e soprattutto tante cure affettive.

È importante distinguere però il consumo dalla dipendenza. La maggior parte dei giovani, fortunatamente, impara ad auto-regolarsi, riconoscendo i rischi del consumo ed orientandosi verso interessi più sani. L’abuso e la persistenza travolgono invece giovani che attraversano un disagio evolutivo il quale, se caratterizzato da privazioni affettive e sociali intense, può portare alla dipendenza. Quest’ultima non interviene casualmente nella nostra vita: occorre una vulnerabilità di base, ossia un bisogno di cercare uno stato di trance autoindotto, un rifugio mentale per costruire una realtà parallela psicosensoriale diversa da quella sperimentata nella realtà ordinaria. In queste delicate circostanze, la rete sociale deve rappresentare un prezioso contributo; in particolare la scuola e gli altri contesti educativi non possono essere lasciati “soli” nel faticoso compito di cogliere ed “accogliere” i campanelli d’allarme, per poter accompagnare i giovani nella costruzione di un sano progetto futuro e di sviluppo.

Farsi carico oggi di questa tematica appare sempre più di fondamentale importanza! Sensibilizzare, progettare ed agire rappresentano i punti fondamentali per la realizzazione di una tanto sperata, ma forse non tanto lontana, città educativa orientata all’ascolto e alla vicinanza relazionale.